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- Assegni donne inferiori del 33% rispetto agli uomini nel 2024.
- Pensionate ricevono in media 1.047,71 euro, uomini 1.475,28 euro.
- Il 40,6% delle pensionate riceve meno di 1.000 euro.
Il Persistente Divario Pensionistico di Genere: Una Realtà Inaccettabile
Malgrado i progressi compiuti a livello legislativo e culturale negli ultimi anni, la disparità di genere nel sistema pensionistico italiano rappresenta ancora una piaga, un’ingiustizia che danneggia le donne e compromette la loro autonomia finanziaria nella terza età. Le statistiche dell’INPS relative al 2024 delineano una situazione preoccupante: *gli assegni pensionistici percepiti dalle donne risultano mediamente inferiori di quasi il 33% rispetto a quelli degli uomini. Questa differenza non si limita a una mera questione numerica, ma riflette una serie di disuguaglianze strutturali che pervadono il mondo del lavoro e la società nel suo complesso.
Le cifre parlano chiaro: una pensionata italiana riceve in media 1.047,71 euro mensili, ben 400 euro in meno rispetto ai 1.475,28 euro che spettano, in media, a un uomo. Tradotto in termini di reddito annuo, le donne incassano 16.991 euro, il 27% in meno rispetto ai 23.167 euro degli uomini. Ma c’è di più: il 40,6% delle pensionate deve fare i conti con assegni inferiori ai 1.000 euro al mese, una somma che rende la vita estremamente difficile, soprattutto per chi vive solo e non può contare su altre fonti di reddito.
Radici Profonde di una Disuguaglianza Radicata
Le cause di questo divario sono molteplici e affondano le radici in dinamiche socio-economiche complesse. Innanzitutto, le donne sono spesso costrette ad accettare salari più bassi rispetto ai colleghi uomini, a parità di mansioni e competenze. Questo fenomeno, noto come “gender pay gap”, riduce inevitabilmente i contributi versati durante la vita lavorativa e, di conseguenza, l’importo della pensione.
A ciò si aggiunge la maggiore precarietà lavorativa che affligge le donne, con contratti a termine, part-time involontari e periodi di disoccupazione più frequenti. Queste interruzioni di carriera, spesso dovute alla necessità di prendersi cura dei figli o dei genitori anziani, comportano una riduzione dei contributi versati e, quindi, un assegno pensionistico più basso.

Un Welfare Inadeguato e la Necessità di un Cambiamento Strutturale
Il sistema di welfare italiano, purtroppo, non è ancora in grado di offrire soluzioni concrete per conciliare lavoro e cura della famiglia. Le donne sono spesso lasciate sole ad affrontare le sfide della maternità e dell’assistenza agli anziani, con conseguenze negative sulla loro carriera e, di conseguenza, sulla loro pensione.
È necessario un cambiamento strutturale, che preveda politiche attive per la parità salariale, incentivi per l’occupazione femminile stabile e servizi di cura accessibili e di qualità. Solo così sarà possibile ridurre il divario pensionistico di genere e garantire alle donne una vecchiaia dignitosa e indipendente.
Verso un Futuro di Equità: Un Imperativo Etico e Sociale
La disparità pensionistica tra uomini e donne non è solo un problema economico, ma anche una questione di giustizia sociale. Non possiamo tollerare che le donne, che hanno contribuito in modo significativo alla crescita del nostro Paese, siano penalizzate per tutta la vita a causa di disuguaglianze strutturali e di un sistema di welfare inadeguato.
È necessario un impegno concreto da parte delle istituzioni, delle imprese e della società civile per promuovere la parità di genere in tutti gli ambiti della vita, a partire dal mondo del lavoro. Solo così potremo costruire un futuro in cui le donne possano godere di una pensione dignitosa e di una vecchiaia serena e indipendente.
Riflessioni Finali: Un Passo Avanti Verso la Parità
Amici lettori, riflettiamo un attimo su questa situazione. È inaccettabile che nel 2025 le donne debbano ancora lottare per ottenere una pensione equa.* La disparità pensionistica è un sintomo di un problema più ampio, che riguarda la mancanza di parità di genere nel mondo del lavoro e nella società.
Una nozione base da tenere a mente è che l’invecchiamento e la cura sono strettamente legati. Le donne, spesso, si fanno carico della cura dei figli e dei genitori anziani, sacrificando la propria carriera e, di conseguenza, la propria pensione. Una nozione avanzata è che il sistema pensionistico dovrebbe tenere conto di questi periodi di cura, riconoscendoli come contributi figurativi.
È ora di agire. Dobbiamo chiedere ai nostri politici di adottare politiche che promuovano la parità salariale, incentivino l’occupazione femminile stabile e offrano servizi di cura accessibili e di qualità. Solo così potremo garantire alle donne una vecchiaia dignitosa e indipendente.