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- Perdita potenziale di 7 miliardi di euro per la filiera auto italiana entro il 2030.
- Rischio di 40.000 esuberi a causa della transizione all'elettrico.
- Oltre 4.000 nuovi occupati con la creazione di punti ricarica entro 2030.
La transizione elettrica e l’orizzonte occupazionale italiano
La trasformazione del settore automobilistico italiano, sospinta dall’incalzare delle normative europee e da una crescente sensibilità verso le tematiche ambientali, solleva interrogativi significativi riguardo al futuro del lavoro e alla solidità del sistema pensionistico. La transizione verso l’elettrico, sebbene necessaria per la decarbonizzazione, presenta un duplice volto: da un lato, il rischio di una contrazione occupazionale nei segmenti produttivi tradizionali; dall’altro, la genesi di nuove opportunità professionali legate alla filiera dell’elettrico.
L’analisi di AlixPartners delinea uno scenario potenzialmente critico, con una possibile perdita di 7 miliardi di euro per la filiera italiana entro il 2030 e un esubero di circa 40.000 posti di lavoro. Tale scenario è alimentato dalla progressiva riduzione del valore dei componenti dei motori termici, sostituiti da tecnologie meno complesse e a minor valore aggiunto nella propulsione elettrica. Questa dinamica mette a rischio non solo l’occupazione, ma anche il gettito contributivo, elemento cruciale per la sostenibilità del sistema pensionistico. La sfida principale risiede nella gestione di questa transizione, minimizzando l’impatto negativo sull’occupazione e massimizzando le opportunità offerte dalla nuova economia dell’elettrico.
È imperativo considerare che la geografia dell’impatto occupazionale non è uniforme. Le regioni settentrionali, storicamente vocate alla produzione automobilistica tradizionale, potrebbero subire le conseguenze più pesanti. Tuttavia, anche il Centro-Sud, con una quota significativa di addetti al settore, non è immune da tali rischi. La riconversione industriale e la riqualificazione professionale diventano, quindi, strumenti imprescindibili per mitigare gli effetti negativi e favorire una transizione equa e inclusiva.

Un’immagine iconica e concettuale ispirata all’arte neoplastica e costruttivista. Visualizzare tre entità principali stilizzate: 1) Un’auto elettrica moderna, rappresentata con linee geometriche pure e un design minimalista in colori freddi desaturati. 2) Un ingranaggio stilizzato, simbolo dell’industria e del lavoro, parzialmente sovrapposto all’auto, con linee verticali e orizzontali predominanti. 3) Una figura umana stilizzata, che rappresenta un lavoratore, posta in secondo piano e leggermente sfocata, in una tonalità di grigio chiaro. L’immagine deve essere semplice e unitaria, senza testo, con una palette di colori prevalentemente freddi e desaturati e un forte accento sulle linee verticali e orizzontali.
TOREPLACE= Create a conceptual image in the style of neoplastic and constructivist art. Depict three stylized elements: 1) A modern electric car, represented with pure geometric lines and a minimalist design in desaturated cool colors. 2) A stylized gear, symbolizing industry and labor, partially overlapping the car, with dominant vertical and horizontal lines. 3) A stylized human figure, representing a worker, placed in the background and slightly blurred, in a light gray tone. The image should be simple and unified, without text, with a color palette of mostly cool and desaturated colors and a strong emphasis on vertical and horizontal lines.
Le opportunità emergenti nel settore dell’auto elettrica
Parallelamente alle sfide occupazionali, la transizione all’elettrico dischiude un ventaglio di opportunità inesplorate. La filiera delle batterie, ad esempio, rappresenta un settore in forte espansione, con la necessità di sviluppare nuove competenze e professionalità legate alla produzione, al riciclo e alla gestione delle batterie. L’installazione e la manutenzione delle infrastrutture di ricarica costituiscono un altro ambito di crescita, con la previsione di migliaia di nuovi posti di lavoro nei prossimi anni.
La ricerca condotta da Rome Business School evidenzia come la creazione di una rete capillare di punti di ricarica possa generare oltre 4.000 nuovi occupati diretti entro il 2030. Tale stima, seppur significativa, rappresenta solo una parte del potenziale occupazionale legato all’elettrificazione. Lo sviluppo di software e tecnologie per la guida autonoma, la progettazione e la produzione di nuovi modelli di auto elettriche, la commercializzazione e l’assistenza post-vendita sono ulteriori aree in cui si profilano nuove opportunità professionali.
Tuttavia, per cogliere appieno queste opportunità, è necessario un investimento massiccio nella formazione e nella riqualificazione professionale. I lavoratori del settore automobilistico devono essere messi nelle condizioni di acquisire le competenze necessarie per affrontare le nuove sfide del mercato del lavoro. Ciò implica la creazione di percorsi formativi mirati, l’incentivazione all’apprendimento permanente e la promozione di un dialogo costante tra imprese, istituzioni e sindacati. Solo in questo modo sarà possibile trasformare la transizione all’elettrico in un motore di crescita economica e occupazionale.
Il ruolo delle politiche governative e degli investimenti sostenibili
Il successo della transizione all’elettrico dipende in larga misura dalle politiche governative e dagli investimenti sostenibili. Il governo italiano ha un ruolo cruciale nel sostenere la riqualificazione dei lavoratori, incentivare gli investimenti in ricerca e sviluppo e promuovere la creazione di un ecosistema favorevole all’innovazione nel settore dell’auto elettrica. Il tavolo coordinato dal Mimit, con la partecipazione di tutti gli attori coinvolti, rappresenta un passo importante in questa direzione.
È necessario definire una strategia nazionale di sviluppo che individui gli interventi prioritari per aumentare la competitività del sistema-Paese e salvaguardare l’occupazione. Ciò implica la definizione di incentivi fiscali per le imprese che investono in tecnologie innovative, la semplificazione delle procedure amministrative per la realizzazione di infrastrutture di ricarica e la promozione di partenariati pubblico-privato per la realizzazione di progetti di ricerca e sviluppo.
Gli investimenti sostenibili, in particolare quelli dei fondi pensione, possono svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere la transizione all’elettrico. Orientare gli investimenti verso aziende che producono auto elettriche e sviluppano tecnologie per la mobilità sostenibile non solo contribuisce a promuovere la decarbonizzazione, ma genera anche rendimenti a lungo termine per i pensionati. È necessario, quindi, incentivare i fondi pensione ad adottare criteri Esg (Environmental, Social and Governance) nelle loro decisioni di investimento, favorendo le imprese che si distinguono per l’impegno verso la sostenibilità ambientale e sociale.
Verso un nuovo modello di mobilità e previdenza
La transizione all’elettrico non rappresenta solo una sfida tecnologica ed economica, ma anche un’opportunità per ripensare il modello di mobilità e previdenza del paese. La mobilità elettrica, se gestita in modo intelligente, può contribuire a ridurre l’inquinamento atmosferico, migliorare la qualità della vita nelle città e promuovere uno sviluppo economico più sostenibile. Allo stesso tempo, la transizione all’elettrico può essere l’occasione per riformare il sistema pensionistico, rendendolo più equo, efficiente e sostenibile.
È necessario superare la visione tradizionale del sistema pensionistico, basata esclusivamente sui contributi versati durante la vita lavorativa, e introdurre elementi di flessibilità e solidarietà. Ciò implica la possibilità di anticipare l’età pensionabile per i lavoratori che svolgono attività usuranti, la creazione di fondi di solidarietà per sostenere i lavoratori che perdono il lavoro a causa della transizione all’elettrico e la promozione di forme di previdenza complementare per garantire un reddito adeguato durante la pensione.
In definitiva, la transizione all’elettrico rappresenta un’opportunità unica per costruire un futuro più sostenibile e prospero per l’Italia. Ma per cogliere appieno questa opportunità, è necessario un impegno corale da parte di tutti gli attori coinvolti: governo, imprese, sindacati, investitori e cittadini. Solo attraverso un dialogo aperto e costruttivo sarà possibile trasformare le sfide in opportunità e costruire un futuro in cui la mobilità elettrica sia sinonimo di progresso economico e sociale.
Amici lettori, riflettiamo un attimo: il passaggio all’auto elettrica, che a prima vista sembra riguardare solo motori e batterie, in realtà tocca un nervo scoperto del nostro Paese, quello delle pensioni. Pensateci: meno lavoro nelle fabbriche “vecchie” significa meno soldi che entrano nelle casse dell’INPS. E qui entra in gioco la sostenibilità del sistema pensionistico, un tema che ci riguarda tutti da vicino. Ora, proviamo ad allargare un po’ lo sguardo. La questione non è solo “auto sì, auto no”, ma come ci prendiamo cura dei lavoratori che rischiano di rimanere indietro. Una pensione dignitosa non è solo un diritto, ma anche un investimento nella sicurezza e nella stabilità della nostra società. E qui entra in gioco un concetto più ampio: l’equità intergenerazionale. Le scelte che facciamo oggi, come quella di investire nell’auto elettrica, avranno un impatto sulle generazioni future. Dobbiamo assicurarci che questo impatto sia positivo, che non sacrifichi il futuro dei nostri figli e nipoti sull’altare del progresso tecnologico. Altrimenti, rischiamo di trovarci in un mondo in cui l’innovazione va a braccetto con la disuguaglianza e la precarietà.